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DELVECCHIO: ecco perchè ho scelto i Pescatori Ostia


articolo del 26/8/2008

Uno scudetto a Roma, una vita da professionista apprezzato, anche uno che in nazionale ha rischiato di seganre il gol vittoria di un Europeo, Belgio-Olanda 2000: Marco Delvecchio all’età di 35 anni ha deciso di rimettersi in discussione. O meglio ha deciso di non soffocare la sua passione per il calcio. Ora gioca nella Pescatori Ostia, a due passi da casa, da Casal Palocco, dove prima abitava e dopo qualche giro di troppo è tornato a vivere. «Sì, ma con la Pescatori non è stato ancora definito l’accordo...», confida Marco Delvecchio, uomo fondamentale della Roma del terzo scudetto firmato Fabio Capello e Franco Sensi. Il 7 settembre comincia il campionato di Eccellenza, Marco venerdì scorso ha già segnato due gol contro il Divin Amore. Le sfide vere stanno per cominciare. Mercoledì verrà presentato. Insomma, la Pescatori mostra il suo gioiello di casa.


Scherziamoci sù: questione di soldi?
«No dai, non esageriamo».


Ma quanto percepirà dalla Pescatori Ostia? Mica avrà deciso di andare in campo gratis.
«Ad essere sincero, non ho nemmeno sfiorato l’aspetto economico. Erano altre le questioni a cui tenevo».


Cosa l’ha spinta, allora?
«La passione per questa professione, per il gioco del calcio, sono state fondamentali. La voglia di andare in campo, di allenarmi, di giocare a calcio, cosa che faccio da sempre».


Solo quello?
«C’è anche il discorso che alla mia età, mi sono un po’ stancato di andare in giro per l’Italia. Sto qui, a due passi da casa, vicino alla famiglia, ai figli. E poi mi diverto e continuo a giocare. Di meglio non c’è. Ovvio, mi piacerebbe tornare a fare almeno un campionato in A. Se mi dovesse chiamare una squadra, vado. In A, però. O lì o me ne sto alla Pescatori. Questo è il patto che ho stipulato con i miai attuali dirigenti».


Ma come l’hanno cercata?
«Il presidente Giuseppe Ciotoli e il vice Paolo Paone sono miei amici. Con loro mi vedo sempre, scherzando mi hanno chiesto se la cosa mi poteva interessare. Inizialmente ho preso tempo, intanto ho accetto di allenarmi con loro. Per tenermi in forma, non si sa mai. Poi, eccomi qua».


Lei si sente ancora uno da serie A.
«Mi sento bene, adesso. E finalmente. Posso dare tanto».


Dalla Champions ai campi di terra. Sensazioni?
«Sempre positive. Il calcio è bello dappertutto. Sempre e ovunque. Del resto ho cominciato su campi in terra e magari finisco così. Un cerchio che si apre e si chiude. Ovvio, io ho avuto la fortuna di giocare in una squadra come la Roma, con l’Olimpico sempre pieno. Erano altre sensazioni. Pure queste non sono male. Diverse, ma altrettanto belle. Staremo a vedere».


Si sente più lei un dilettante o la sua presenza rende professionisti i suoi attuali compagni?
«Penso più la seconda. Del resto quella della Pescatori è un’operazione d’immagine, anche se penso di dare un buon contributo tecnico».


Come l’hanno accolta i suoi compagni di squadra?
«Erano stupiti, contenti e rispettosi. Sono ragazzi che non hanno avuto la stessa mia fortuna, però interpretano lo sport nel migliore dei modi».


In che ruolo giocherà?
«Sarò il centravanti. Devo fare i gol».

L’ambiente come è?
«Nei dilettanti ormai ragionano come i professionisti. Allenamenti duri, parte atletica pesante, tecnica. Tre ore dure di lavoro. Come mi succedeva fino a poco tempo fa. Da questo punto di vista, tutto uguale».


In campo si troverà ragazzini e vecchietti che la sanno lunga per quel tipo di campionato.
«Sì è vero. C’è qualche giocatore interessante e gli anziani sono belli tosti. E’ una bella avventura».

Fonte: www.laromasiamonoi.it

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