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ECCELLENZA/IL CASO DELLA SETTIMANA: LATINA-CECCHINA SOSPESA


articolo del 15/12/2008

Allora come va?

Ricci: “Insomma. Sono andato lì per dividere, per arginare le proteste dei miei compagni e non mi ero accorto nemmeno di un episodio che mi è stato raccontato dopo parecchi minuti dal mio direttore sportivo, Giorgio Tomei. Ho visto partire tutti e sono intervenuto: devo imparare a farmi gli affari miei. E’ stato un fulmine a ciel sereno, ciò che mi hanno spiegato successivamente. L’arbitro è rientrato negli spogliatoi e tutti abbiamo pensato a un momento di malessere; quando poi è rientrato per chiamare gli assistenti ci siamo domandati il perché”.

Le immagini viste in un emittente del Sud Lazio racconterebbero di un contatto avvenuto…

“Infatti prima di ricevere la tua telefonata mi è arrivata quella di Tomei, e mi è crollato il mondo addosso. Mi ha detto che si vede il mio braccio andare verso l’arbitro ma anche di una probabile spinta di un compagno”. Poi prosegue: “Ma che siamo impazziti? Gioco a pallone da quando avevo sei anni e sono da ben sedici in prima squadra, e non appartiene al mio modo di fare una cosa degenerativa”. Infatti Giorgio Ricci è un eterno ragazzo di 34 anni, di professione commercialista, che vedi spesso camminare per Tivoli in compagnia della sua signora, senza una virgola mai al di fuori del suo posto. Però si è convinto di una corrente di pensiero da mettere necessariamente in pratica: “Quando succedono ‘ste cose bisogna che io non intervenga. Sono sconfortato e non cosa altro dirvi. Resto sereno e mi guardo allo specchio e so di non aver fatto niente”.

Chi non conosce Giorgio Ricci non ne può approfondire il rispetto che si è sempre ritagliato prima con la casacca della Tivoli 1919, poi nella fugace avventura di Villanova, dove ha vinto una Coppa Italia regionale quando la finale avveniva (con il Nettuno) tra formazioni del massimo campionato e quelle di Promozione. Accadde nel 2001, e i tiburtini, presidente Caucci, vinsero 4-0, e arbitrava Paolo Valeri di Roma 2, oggi grande fischietto di serie A. Poi Giorgio è andato a Cecchina, club con cui condivide settimane e domeniche da un lustro e mezzo, mese più, mese meno. Ed è lo stesso rispetto che merita il direttore di gara, per cui se le proteste si fossero prodotte in maniera più ortodossa, e non da una moltitudine di giocatori, probabilmente tutto questo casino non sarebbe mai avvenuto. Una lezione, comunque vada, da tenere saldamente in tasca. Come un’aspirina. Sperando che stavolta non sopraggiunga un mal di denti…

Massimiliano Cannalire

massimiliano.cannalire@calciolaziale.com

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