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DA L’AQUILA AD AVEZZANO, DA RIETI AD AMATRICE


articolo del 10/4/2009

Quando sali sul treno sai che non è una festa né una normale festività. Non bastano le rassicurazioni giunte dalle persone care che hai, tra Amatrice, l’amico di sempre, Sergio Pirozzi, Avezzano, la brava collega di Radio Stella Roberta Maiolini e il suo editore, Walter, o da Pescara, Lanciano e Rieti. Per una tremenda serie di “botte” avvertite fino a Ostia in questi giorni ho, abbiamo tutti sperato che l’orgoglio e la proverbiale caparbietà degli abruzzesi, insieme, possano essere doti da unire alla loro voglia di lavorare, che siano quelli residenti sul posto o quelli ripartiti dal grande centro, da Roma, per cercare di dare anche il più piccolo aiuto, se non addirittura andarsi a cercare parenti e amici. Ciò che è accaduto è oggetto di profonde riflessioni, di ciò che dovrà essere il moto di riscatto di tante città, paesi e paesini, sobborghi e frazioni, sapendo che il problema sismico non è una cosa razionale per quanto appartenga, da sempre e in ogni posto del pianeta, alla “Natura”. Già, sono e siamo, e saremo ammirati da come si risolleverà una parte di una regione perché la fiducia in un popolo di lavoratori non è mancata neanche in tempi lontani. E il pensiero va a uno dei nostri, Fulvio Ventura, che, con la Protezione Civile di Tivoli, è salito mercoledì a Olla e poi forse a L’Aquila. Che in queste ore sta piangendo quelli stroncati da una vile nottata, quando la sorpresa è letale in senso assoluto perché riduce al minimo la porzione di sfruttamento dell’istinto umano, che è minore, nel cuore delle ore piccole, rispetto a quello degli animali. E quei pochi che hanno disposto della fortuna, ora hanno il compito più grande: prendere per mano quelli che la dote di essere rimasti l’hanno avuta, ma i loro cari no.

Penso all'amico dell'infanzia giornalistica, Luca Fallica, che ha i suoi affetti personali impegnati a lottare lassù, senza che la sua fortunata abbia avuto, nelle prime ore e nell'immediatezza del terremoto, la chance di contattarlo perché quando pensi a salvarti non hai il caricabatterie del cellulare, tra le prime priorità. E allora diventa complicato andare a lavorare con il cuore e il cervello che percorrono rapidamente un'autostrada ideale che è più scorrevole di quella effettiva. 

Da oggi in avanti - E’ iniziata una corsa alla collaborazione come quando, nel 1976, una delle mie sorelle partì, giovane, per Gemona del Friuli. Dove hanno ricostruito tutto gestendo in prima persona, non come è accaduto nel vergognoso dopo sisma in Irpinia, con gente che a distanza di quasi 30 anni (!) vive ancora in prefabbricati. Questo, davvero, non lo merita nessuno, a maggior ragione se ragioniamo sulle cifre dilapidate all’epoca. Le radio private hanno voluto scendere in campo con i singoli nella raccolta impegnati anche a ore proibitive, da Radio Rock e Radio 6 a Roma a tante altre. Un segnale che ha fatto seguito ai tanti che hanno scelto di lasciare il lavoro forse chiedendo giorni di permesso, per andare in Abruzzo, come già era accaduto in altre emergenze, che avevano lasciato un brutto segno sulla storia della nostra nazione.

E mentre c’è chi, come la nostra amica e collega di Avezzano, dorme in macchina per la ovvia, umana paura di non rientrare nelle case, non ora, perlomeno, si moltiplicano le idee di aiuto partite da Roma, dal nostro calcio di base, e man mano cerchiamo di pubblicarle perché abbiano la funzione di una coperta, sempre più erta, più vicina, più calda, da sistemare all’interno delle grandi tende piazzate in soccorso dei bisognosi.

Il buon Sergio Pirozzi ha contattato Raffaele Minichino e il sottoscritto per organizzare una raccolta nel cuore del calcio dilettante. Non sarà facile. Ma sarà un’altra sfida. E lui ne ha vinte, quasi ai confini della logica, sul campo. Avverrà, magari più lentamente, vista la questione della logistica da mettere in piedi. Ma credo che succederà anche stavolta. Perché Amatrice le “schicchere” le ha sentite, eccome.

Sia una Pasqua di grande relax ma anche di spesse riflessioni, per chi fa il mio stesso mestiere e per tutti voi, gentili lettori. Ma ci sia anche un dopo. Quello, in fondo, è il segnale da sistemare parallelamente alla determinazione figlia d’Abruzzo.

Massimiliano Cannalire

 

 

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