stampa | chiudi

L'approfondimento del girone A di Max Cannalire


articolo del 19/10/2009

 IL PUNTO SULL’ECCELLENZA

a cura di Max Cannalire

Scusate la franchezza

La settima di andata va in archivio con due pareggi e una vittoria interna del pomeriggio domenicale. Sorride il Real Pomezia Divino Amore, che supera 2-1 la Virtus Bagnoregio. Non attraversa, probabilmente, il suo miglior momento, la squadra ardeatino-pometina, ma deve destarsi perché mercoledì si gioca contro l’Albalonga il recupero coi castellani dal dente avvelenato per il rovinoso finale interno con il Fiumicino. Le due “X” raccontano di un’Ostiamare che sciupa un rigore con Zanchi, ma ottiene un discreto pareggio sul campo della Vigor Cisterna, e di un Monterosi, che avrei personalmente ritenuto in grado di battere il Tanas Casalotti. Tanas che, detto fuori di metafora, si tiene a livello di guardia con sei punti in sette giornate. Il che vuol dire un sufficiente raccolto, vista la calda estate primavallina: finisce 2-2. Letta da sotto la classifica c’è da preoccuparsi, a Bagnoregio, anche se perdere di misura a Pomezia fa pensare a una quadratura del cerchio non lontanissima. Sono convinto che la società dovrà metterci del suo perché il tecnico non è tra i peggiori della regione. La Vjs Velletri, tra le cerentole, ottiene un’impresa non facile andando a vincere a Ostia sulla Pescatori nel quarto d’ora finale, con i gol di Piacentini e Rossi. E’ la prima vera domenica di difficoltà dalla tre-quarti in avanti per il team di Gianluigi Staffa, che aveva palesato qualche difficoltà realizzativa, che ha preso più forma dinnanzi alla compattezza del reparto arretrato veliterno (o velletrano, se preferite), e alla gran forma di quel signor portiere che si chiama Graziano di nome e Muscedere di cognome. Lui sì, che può diventare, come diversi suoi compagni di squadra, profeta in patria. Sono 5, ora, i punti della creatura di Lanfranco Iltini e Nerino Tabanelli. Uno in più ce l’hanno il Tanas Casalotti e l’Ostiamare.

Non è solo il pareggio interno, ad aver reso amara un’altra domenica al Civitavecchia: bella nel primo tempo, la squadra di Matteo Masini, si ferma per tre volte di fronte a Batman Cioci, con il buon Franco tornato, per la nostra ammirazione nel Lazio, a far capire che qualche portiere di età avanzata di sostanza c’è. Alla salute di tutti quelli che “devono” schierare il portiere-ragazzino. Tre grandi interventi che però ci fanno capire come il “vecchietto” stia andando avanti, con l’età, tanto è che si stira, ed esce a fine primo tempo. Nella ripresa il Civitavecchia, rimasto in dieci prima dell’intervallo, va avanti con Salvatore Brunetti ma subisce l’immediato pareggio a cura dell’Avvocato Talone, un giurisprudente cresciuto lavorativamente alla corte di uno dei più forti registi degli anni ’90, tale Andrea Celletti (do ‘u remember?), e in quella pattuglia non più “scarsa e ignuda” plasmata dal Mazzone di casa nostra, il signor Riccardo Firotto, veterano dei tecnici laziali. Immortale, il cuor di leone, che non si spazientisce quando Lanzotti si fa cacciare cancellando la superiorità numerica. Poi se Marconi non fosse troppo egoista e uno dei suoi ragazzini non tirasse in braccio al portiere, potrebbe diventare una delle imprese in trasferta della settima di andata. Finisce 1-1. La cosa che fa arrabbiare di più il Civitavecchia è la compagnia del Cecchina, a quota 7, insieme al Maccarese come in precedenza a questo turno, con i giocatori di Lauretti che corrono, e quelli di Fazzini che camminano, e che si perdono per strada le due punte titolari. Non piace l’orchestra di casa, al “Paglialunga”, perché i giovani non danno continuità nel gioco, e perché Filippi rimane unica punta non sempre assistita. Così per un turno il Cecchina sembra il Barcellona e il Fregene il Formentera (ricordate? Ci doveva rimanere Amassoka, quest’estate, n.d.r.). Fatto è che un uccellino mi suggerisce che tra i giovani scelti quest’anno un certo Bosi, nella Lazio, disponeva di poche presenze. Altro compito che mi porto a casa: in questi casi si va a verificare a Formello o, al massimo, come fanno oramai i “grandi mezzi di informazione”, per telefono. Tanto va di moda, no?, scrivere di partite non viste…. Che problema c’è?

E adesso rovesciamo il fronte e dispensiamo complimenti a chi se li è meritati, tra lo stupore generale: il Fiumicino sbanca Albano rimontando il gol di Alfonsi, quando, dopo la metà del secondo tempo, in parecchi, tra i tifosi di casa, pensavano a un’altra vittoria, capace di proiettare l’Albalonga in vetta. La squadra di Claudio Carelli ha la testa, oltre ai muscoli. E questa è una notizia di cui tenere conto, oltre al carattere, che si conosceva, e alla voglia di cancellare le due, precedenti, disgraziate domeniche. Mazzocchitti, terza rete, credo, suona la carica, e nel finale la formazione di Massimo Carsetti e Pino Passeretti compie l’impresa, per la gioia di veterani dirigenti rosso-blu, ammirevoli, per la costanza espressa in tanti anni di dedizione, tra i quali Tonino Cortellessa, che è serio come un grande cantautore italiano, e sorride con la sua frequenza, parlo di Toto Cotugno; Gino Becchetti, capo storico di Radio Fiumicino, da cui nacque tutto il discorso radiofonico attuale (grazie, Ginettaccio!), e Bartolo, per gli amici il “bucaniere calvo”. Immagino, avendo frequentato per quasi cinque anni il “Pietro Desideri” per l’emittente becchettiana, i salti di gioia stile Bubka al secondo gol del Fiumicino. Di contro l’Albalonga dimostra di sedersi sul primo gol e di pensare, illudendosi, di aver chiuso la partita. In pochi pensavano alla rapidità e alla capacità di esecuzione di Mazzocchitti, uno che sembra uscito dagli episodi di Bayside School, ma che ha dei numeri, in realtà. La squadra di Solimina, priva di Bucri, non ha forse il cinismo per chiudere i giochi, e questo è un limite, anche di capoccia, che va limato, in fretta, perché già mercoledì si trovano di fronte quelli del Real Pomezia Divino Amore, gli esuli della zona ardeatina, che sono lì, a 11 punti, quinti, come i bianco-blu di Bruno Camerini.

L’altra grande impresa di giornata è quella della Diana Nemi, incredula, di fronte a tanta grazia. Non è piazza di chiacchiere, quella nemorense. Ma immagino quando a Giacinto Bertucci e ai fratelloni Bevilacqua, ritrovati tanti anni dopo le frequentazioni dei campi di basket (scuola Stella Azzurra, che combatteva con la “mia” Vis Nova per essere il serbatoio ufficiale del Bancoroma), hanno detto: “Prendiamo Manolo Liberati”. Delle due l’una: “O hanno detto: e chi ….. è?”. Oppure lo conoscevano. In settimana ve ne diremo di più. Fatto è che, nella rapida intervista fatta ieri via radio da Romina Bassini, per il cui ritorno in televisione pensavo d’allertare la Protezione Civile e la Guardia Nazionale, come si fa in America (…), il tecnico della Diana mi è sembrato uno votato a dei sani ideali: “Vorrei che dalla vittoria di oggi si apra un mondo meraviglioso, una sorta di Eldorado, e che i ragazzi comprendano che siamo a metà dell’opera, quindi rimaniamo con i piedi per terra perché ciò avvenga”. Questo il sunto di un nobile ragionare, di chi era stato dimenticato a discutere con la opinabile gestione del San Lorenzo juniores, dopo uno scudetto vinto in precedenza. Domanda postuma: tolto Groos, possibile che, con i “buoni uffici” di Zavaglia, quel San Lorenzo tricolore non sia riuscito a piazzare i giocatori scudettati al di sopra dell’Eccellenza? Ora ce n’è qualcuno in giro per la D, ma quasi per caso, e dopo aver sofferto, nel “collocamento”. Liberati rischiava di finire nel dimenticatoio delle giovanili, e di certo non è uno con la valigia perché è ben lontano dalle luci dei riflettori. E pensate a non aver perso l’esordio con il Fiumicino. Di lì in poi una serie di partite vinte fuori casa e giocate senza far rumore. Sì, ha ragione Passeretti del Fiumicino, uno che di scienze agrarie e miracoli della natura ne capisce, e che potrebbe partecipare a trasmissioni tipo Ulisse: quel castagneto è davvero bello, nel cuore di Nemi. Lassù dove volano le aquile si lavora meglio. Firmato Bogdanov e Pace, con Dezi autore di una partitona, insieme a tutto il collettivo. Le immagini hanno parlato chiaro.

E veniamo al Fidene: dopo essersi fatto del male da sé nel pareggio con il Roviano, che poi è costato a posteriori l’out dalla Coppa, l’atteggiamento mostrato ieri dalla formazione di Pino La Scala non è stato da SQUADRA. Ieri il Fidene ha giocato sui singoli, e anche pochi, dimostrando lacune sul piano della costanza, dell’aiutarsi reciprocamente, e priva di un passo che gli permettesse di correre appresso agli avversari di turno. Questa è una sconfitta che deve far riflettere, pur nel suo non essere drammatica, viste le altrui vicende di vertice. Non so se resistano fino alla fine però oggi avere dalle parti alte della classifica fastidiose compagne di ventura quali Fiumicino e Diana Nemi può essere un fattore scomodo perché con esse, ma è un parere personale, c’è anche la squadra di Mosciatti che può inserirsi con una certa capacità di frequentazione della montagna rappresentata dal podio. Liberati, intanto, conferma il suo amore per le altitudini e il non soffrire di vertigini. Avviso ai naviganti: occhio alla tanta concorrenza.

Nonostante il pareggio patito con il Tanas (2-2) dal Monterosi, la formazione di Marco Frasca, altro giovanotto, colloca la sua creatura a quota 9, alla stregua di Pescatori Ostia e Fregene, il che allevia l’amarezza per i tre punti mancati e tiene il morale alto alla truppa del meritevole presidente Flaminio Cialli. Uno scalino sotto la Vigor Cisterna e la Stella Polare, che ha giocato la solita, determinata partita contro l’Anziolavinio, passato in vantaggio con il giovanissimo Giordani, e ripreso da uno abituato a segnare, e anche a dispensare assist, tal Vittorini, bravo anche lo scorso anno. E’ piaciuti il carattere della squadra di Pasquale Camillo, che si è messa di buzzo buono perché la compagine affrontata era di assoluta qualità, e per i “grandi”, pur in assenza di Antonelli, e per la linea verde garantita da uno dei migliori settori giovanili della provincia di Roma. Per la felicità di Franco Rizzaro e gentile signora, e di Roberto Vichi, la cui chiara competenza è confermata, straordinariamente, dai pulcini agli juniores. E fa bene la Juventus a tenerselo di conto, nella cerchia dei competenti osservatori di Madama. Intanto l’Anziolavinio si risistema bene in graduatoria, a quota 15, con il Fiumicino. E domenica c’è la gara con il Real Pomezia Divino Amore. Regalateci una grande partita. Così confermiamo la bontà dei rapporti tra dirigenti. Quello che dovrebbero ricordare almeno un giocatore per parte, tra quelli che avevano originato il casino. Una cortesia la chiedo a Neno Ceccarelli, primo dirigente regionale degli arbitri. Non rimandare, per favore, Capraro di Cassino, che da quel derby sospeso (due anni fa?) tra Prossedi e Priverno, ha inanellato una serie di perle talmente evidenti, tra cui quel famoso secondo gol del Latina al Salaria Sport Village con due giocatori in fuorigioco davanti al portiere del Fidene, che fanno già parte della casistica laziale. Piccoli Pairetto e  Bergamo crescono? Credo personalmente, avendo sempre difeso gli arbitri, che il Lazio oggi disponga di bravi fischietti, anche se Latina manda in giro elementi tipo Longo (13 ammonizioni e 6 espulsioni in Stella Polare-Pescatori hanno richiesto un sudoku, non un taccuino normale) e Giancola, che ieri ha cacciato Groos a Colleferro, dopo che il giocatore del Torrenova è stato provocato in modo discutibile.

Sono convinto che l’attenzione non si debba concentrare sulla classe arbitrale, che va lasciata lavorare in pace per coltivare quei direttori di gara idonei ad andare, e se possibili rimanere, nelle categorie nazionali. Per non lasciare il discorso incompleto oso lasciare alla vostra attenzione dei nomi. Poi ne sapremo riparlare, dal momento che diversi tra i fischietti premiati dall’Associazione Cronisti Sportivi con il Trofeo Mid Sport, nel recente passato, Valeri di Roma 2, Doveri di Aprilia poi di Roma 1, sono arrivati in serie A, Palazzino di Ciampino attualmente in serie C, con Gavillucci di Latina.

A mio avviso buoni arbitri sono Alex Iannuzzi di Ostia (non fatelo invecchiare come è stato fatto, ingiustamente, con il civitavecchiese Riitano), Marco Minotti di Roma 2, bravo e costante, e ieri attento nel fischiare un rigore al Formia al 94’, poi neutralizzato da Parravano su tiro di Rosi. E ancora Giorgio Ercolino di Cassino, ieri impegnato in Tor Tre Teste-Cavese, non una partita, alla vigilia, facile. Quindi Cesarini di Civitavecchia, Lertua di Tivoli, Costanzo e D’Aguanno di Cassino, Pignalosa di Formia, Viotti di Tivoli, ieri impegnato bene in Vis Sezze-Pro Calcio Fondi, e anche il buon Fiorini di Frosinone se aggiusta il rapporto coi giocatori.

stampa | chiudi