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LE RADIOINTERVISTE: BRUNO CAMERINI DELL'ALBALONGA


articolo del 20/11/2009

Bruno Camerini è stato intervistato durante “Babilonia e dintorni”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 13.30 alle 15. Il massimo dirigente dell’Albalonga ha voluto dire la sua sulla bruciante eliminazione subita dall’Albalonga in coppa.

“Se pensi che tutto sia facile vieni messo alla frusta. Nel primo tempo abbiamo giocato meglio della Nuova Tor Tre Teste; potevamo e dovevamo andare in vantaggio, questo, almeno, mi aspettavo. Abbiamo subito gol nel secondo tempo e glielo abbiamo rifatto, con Jannotti. Poi ne abbiamo preso uno appena prima del fischio finale e addio semifinali. La Nuova Tor Tre Teste ci ha messo l’anima, il cuore, sul piano della voglia, della grinta; l’Albalonga è stata un po’ presuntuosa. Ci dobbiamo mettere in testa che se i nostri non ci mettono cuore e anima non vinciamo nulla. La mia non è una critica al singolo giocatore, è un monito a tutti. I giocatori importanti non possono scendere in campo in punta di piedi. Il solo livello tecnico non può bastare, se non incoraggiato da una certa forza caratteriale. E questo vale in tutto, nella vita, in famiglia, quando uno si comporta con superficialità, può succedere di subire un gol al terzo minuto di recupero”.

E proprio sull’episodio determinante, il numero uno castellano ne racconta le fattezze: “Il portiere pensava di uscire a prendere un cross, che invece ha visto la traiettoria allungata fin sotto la traversa. E’ stato un gol ridicolo. Una punizione da tre-quarti di campo, da quaranta metri, non dai trentacinque metri che tutti hanno detto. Il portiere ha fatto due passi avanti: se rimane in porta la prende, aspettando il pallone, la prende e, prima che rinvii, l’arbitro fischia la fine e finisce 1-1. Non era una punizione laterale per cui il portiere si mette più avanti per uscire. Era un calcio di punizione lungo”.

Quindi l’errore è stato del giovane portiere…

“Non ce l’ho con, non voglio metterlo in croce né criminalizzare nessuno. Si poteva però evitare”.

Sul momento delicato, e in vista della Diana Nemi, Camerini dice: “L’Albalonga non può andare a giocare con quella sufficienza, pensando agli articoli sui giornali; il passato non conta, per certi giocatori. La mentalità vincente è quella di chi pensa alle cose da fare. Se qualcuno pensa che tutto gli è dovuto sbaglia, e anche di grosso”.

Il campionato ritrova un’Albalonga arrabbiata.

“In questo mondo non mi ha mai regalato niente nessuno. Quello che uno, al termine della stagione, si ritrova è ciò che si è meritato. Va detta, tuttavia, una cosa: si vince e si perde in trenta, non in diciotto, presidente e dirigenti compresi. Bisogna essere determinati, cattivi calcisticamente, in campo, per ottenere qualche risultato palpabile. E mi piace sempre dire ai miei ragazzi una cosa, da quando ho cominciato a fare il presidente, che mi ha insegnato un mio antico allenatore. A calcio si gioca con la testa poi con il cuore poi con i piedi”.

Viva la chiarezza.

                 (testo raccolto da Max Cannalire)

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