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ECCELLENZA - LA VJS VELLETRI CHE VORREI


articolo del 10/8/2009



LA VELLETRI

CHE VORREI

E’di Fusignano, come Arrigo Sacchi. Ha vissuto tra C e D per tanti anni. Sembra, con il presidente Intili e un nugolo di uomini di buona volontà, l’uomo della quadratura del cerchio, nei momenti di difficoltà. E oggi scrive per www.calciolaziale.com . E’ Nerino Tabanelli, direttore generale della società veliterna. Il primo a credere nei giocatori della città, e nei giovani per valorizzare le risorse, umane prima che di altra natura, legate al territorio. A partire da Muscedere. Mettetevi comodi. E’ un atto che è un CREDO. In un’idea. Fare calcio senza fare follie. Si può. E’ già accaduto. E gli credono in parecchi, dal portierone che fece le fortune dell’Anagni aurea di Pasquale Specchioli a Fabio Ciasca, uno dei talenti più grezzi e pratici dei nostri attacchi.

 

     LA FORZA DEI SOGNI CALCISTICI

di NERINO TABANELLI

Direttore Generale della Vjs Velletri

 

Che colori hanno i sogni calcistici di un bambino? Che colore avevano quelli di Valerio, di Giancarlo, di Moreno, di Fabio, di Massimo, di Stefano, di Damiano, di Denis, ragazzi come tanti altri, cresciuti in terra di Romagna, nei campi di calcio dove avevano avuto modo di apprezzare i “valori” puri e nobili del calcio grazie a uomini di sport che hanno avuto come mentori e che in posti lontani da casa sarebbero poi riusciti a realizzare le proprie fortune? Quello di una maglia, giallorossa, biancoceleste, bianconera, rossoblu o azzurra che sarebbe stata destinata a diventare simbolo e bandiera di tanti? O quella dei frutteti e delle vigne che faceva da cornice alle loro speranze, uguali a quelle di chi nel gioco del calcio cercava, oltre al semplice divertimento, un’occasione per non cadere in tentazioni fuorvianti dalle “regole” morali della vita e a una propria affermazione professionale?

Chissà se Valerio, una volta diventato Valerio Spadoni e vestita la maglia giallorossa della Roma, oppure Giancarlo, diventato poi Giancarlo Marocchi con la maglia bianconera della Juventus e Moreno (ossia Moreno Mannini della Sampdoria), o Fabio Poli (Lazio, quella di Fascetti, n.d.r.) o Massimo Carrera (Juve, Bari, Bologna), o Stefano Torrisi (Ravenna, Bologna e Atletico Madrid) erano coscienti che idealmente insieme a loro a gioire per quelle maglie c’erano tanti ragazzi? Tutti quelli che, come loro, avevano cominciato allo stesso modo, tirando calci in campi di periferia.

Una favola dei nostri tempi, una favola che continua ancora oggi. Non importa che si avveri per noi o per qualcuno di noi, importante è sapere che può accadere che il sogno può diventare realtà e che il brutto anatroccolo che è in noi potrebbe diventare un elegante e maestoso cigno. Sono circa 1.200 i ragazzi del territorio veliterno che giocano a calcio: per qualcuno questa esperienza diventerà qualcosa di importante, e magari un’opportunità professionale. Per molti, la maggior parte, un’esperienza comunque importante, per divertirsi, conoscersi, fare amicizia, imparare le regole del gioco e della vita. Un affresco della nostra gioventù più sana, quella sportiva; una gioventù che gioca, che sogna. Insieme ad essa, le immagini di quanti si adoperano per continuare questa favola bella: Dirigenti, Tecnici, Arbitri verso i quali la gratitudine non sarà mai abbastanza. Non tutti potranno diventare degli Arrigo Sacchi o Zaccheroni, orgoglio e vanto di una classe di tecnici cresciuti nelle province (e con i quali ho avuto l’onore di collaborare), ma tutti loro, con la propria passione e il loro spirito di sacrifici, manifestano ogni giorno ai bordi di un anonimo campo di periferia la grande volontà, e rappresentano l’ossatura di questo grande e importantissimo movimento sportivo giovanile, che raggiunge cifre impressionanti. Mi auguro che anch’essi siano del tutto consapevoli del ruolo delicato e della responsabilità che hanno nella formazione di tanti giovanissimi, che prima di essere giocatori o aspiranti tali, sono bambini, ragazzi, giovani che dovranno, anche grazie a loro, diventare adulti e uomini di domani. Per questo le istituzioni “DEVONO” essere in prima linea, “SENSIBILI”, “ATTENTE” e “RINGRAZIARE” questo volontariato, perché socialmente “INDISPENSABILE” in quanto non ha tendenze politiche, ma è “TRASVERSALE” ed è un omaggio a tutto questo mondo colorato e pieno di speranza. Non importa, allora, di che colore siano i sogni, importante a questa età, è poter continuare a essere capaci di giocare e di sognare, di riuscire a evitare le insidie e i trabocchetti di una gioventù spesa male. Sognare ci rende ottimisti, ci fa più bella la vita, ci offre la chiave di un domani che, grazie anche all’esperienza e gli insegnamenti dello sport, potrà essere davvero migliore.

Inoltre, personalmente e come D.G. dlla Vjs Velletri, ho sempre dato priorità ai valori del calcio come l’etica che è parte essenziale dell’educazione che ho “VOLUTO” come principio assoluto: non si deve mai dimenticare che i ragazzi hanno diritto di praticare lo sport in un ambiente sano, sereno, a contatto con persone preparate professionalmente e in strutture idonee, in assenza di tutto ciò nasce l’insoddisfazione, il rifiuto e l’abbandono all’oblio.

 

LA MISSION ROSSONERA – I dettagli del progetto Vjs Velletri 2009/2010

1° Crescita naturale dei giovani con possibilità di elementi da piazzare in società professionistiche

2° La 1° squadra nell’arco dei 3 anni (periodo indispensabile per la riuscita del progetto stesso) deve essere composta da almeno il 70% di elementi del territorio

3° Ridiventare punto di riferimento calcistico per le città limitrofe, con le quali collaborare per un proficuo interscambio sportivo

4° Instaurare, inoltre, collaborazione diretta con società di calcio professionistiche per DARE palcoscenici importanti ai giovani del vivaio della VJS (ciò permetterà maggior VISIBILITA’ e far avvicinare sempre di più il territorio allo sport calcio)

5° Utilizzare maggiormente UOMINI DI CALCIO di Velletri (come allenatori e istruttori) inserendoli anche in stage formativi con le società prof con l’obiettivo di far crescere “insegnanti ed allievi”

6° Gestire l’intero progetto in modo manageriale con un’attenta:

programmazione tecnico-finanziaria

organizzazione tecnico-finanziaria

gestione tecnico-finanziaria

7° Creare EVENTI (idealmente 4 annui) con “TESTIMONIAL” dello sport Calcio e NON per migliorare la visibilità del progetto.

 

 

 

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