venerdì 28 agosto 2026 | Roma | Meteo
 

» Calciolaziale > Eccellenza > Obiettivo su

FREGENE SOLLEVA DALL'INCARICO FAZZINI. ARRIVA CAPUTO


articolo del 27/10/2009



FREGENE ESONERA FAZZINI. ARRIVA CAPUTO. MA SE IL PROBLEMA FOSSE ANCHE NEI GIOCATORI...?

 

Il Fregene ha esonerato Claudio Fazzini. Direte: semplice, perché non si possono cacciare via i giocatori, pur se essi hanno reso al di sotto delle aspettative. Legittima deduzione. Ma la società bianco-rossa, meritevole per l’impegno tentato sul versante Cisco, proprio perché deve pensare a due campionati, entrambi elitari, uno perché rappresenta il primo scalino del professionismo per chi viene da realtà romane e regionali, l’altro perché è il top del Lazio, ha dimostrato di avere normalissimi dirigenti, che hanno, come tutti i comuni mortali, le giornate da 24 ore. E attraversare Roma, passando dal ventesimo chilometro dell’Aurelia, più i cinque chilometri per arrivare al “Paglialunga”, fino a San Basilio, striscia sita tra la Nomentana e la Tiburtina, è impresa titanica, sia per il traffico che per le poche ore esterne agli impegni di lavoro. Sia perché in pochi minuti devi valutare, prendere decisioni che, perlomeno, durano un’annata sportiva. Il Fregene ha commesso degli errori palesi nella costruzione della squadra, e, detto fuor di metafora, mi sono meravigliato come uno del carattere di Claudio Fazzini abbia accettato giocatori della Berretti della Cisco con eccessiva e accomodante disinvoltura, e anche con una certa superficialità. Perché se uno più uno fa sempre due, e ammiro il silenzio dietro cui si è trincerato l’allenatore che ha fatto le fortune di Nepi, Albano, Bassano Romano, e prima con due scudetti di Acilia (allievi) e Ladispoli (juniores), dall’altra rimprovero all’allenatore appena sollevato dal suo incarico di aver accettato giocatori dal modestissimo rendimento quali si sono rivelati quelli presi e passati dal sogno di una C2, quindi professionismo, alla periferica Fregene. Bella per il mare, ma capace di tirare fuori le debolezze, di rado gli attributi, quando c’è stato da lottare. Oltre ciò non mi pare che gli elementi giunti a via Fertilia dispongano di pedigree assoluti come se ne sarebbero potuti trovare di migliore qualità, in giro, senza affacciarsi a tutti i costi in ristretti posti del settore giovanile romano.

Se il Fregene avesse voluto azzeccare i tempi dell’esonero, avrebbe dovuto cacciare tecnico e giocatori, almeno la metà della rosa, dopo l’incolore figuraccia fatta a Maccarese, dove Davide, non fosse stato per Cioffi (per il resto del torneo anche lui tra le delusioni), avrebbe ancora una volta mandato giù Golia. E’ una squadra sciapa, priva di mordente, senza forza di carattere e mentale, in cui ha sbagliato l’allenatore,  che si è fidato in prima persona di giocatori lontani dai ricordi che avevamo su certi individui, su tutti Pirillo, Sorrentino e Testa, che pure negli anni avevano riscosso singoli applausi per la loro costanza. Sono, con lo stesso capitano Cioffi, sbiaditi ricordi di ciò che sono stati per diversi anni. E la scorsa stagione è stata devastante per la loro concentrazione: ha tolto loro fame, e anche quando la società ha proposto delle riduzioni di budget, come era giusto che fosse, vista la non facile doppia gestione Cisco-Fregene, non hanno risposto “presente” come invece avrebbe dovuto chi, a giugno prossimo, avesse avuto ambizioni di frequentare il primo lido nazionale dilettantistico, e, un paio, magari di provare la strada della Lega Pro 2. Di Donato è stato regolare, tra i pochi a garantire una certa qualità, ma nel grigiore generale pure lui si è fatto trascinare dalla modestia espressa dai suoi compagni di sventura. Una squadra che fino a oggi ha vinto due volte, perso due e pareggiato quattro doveva passare sotto a una scossa. E si mormora da più parti che a dicembre potrebbero arrivare dei rinforzi. Intanto si prendono se non sarà tardi, perché alla folta compagnia di Albalonga, seconda, Fidene, terza, Anziolavinio, quarta, si sono sommate mine vaganti pur sorprendenti quali Diana Nemi e Fiumicino, questa addirittura battistrada. Senza dimenticare che la più pericolosa resta il Real Pomezia Divino Amore, che ha il solo problema, parole radiofonicamente espresse dal presidente Giuliano Montanari, di… “…perdere i punti pesanti con le piccole ed essere grande con le grandi”. Poi tocca vedere quali società, oggi, del settore giovanile romano, possano garantire juniores di qualità o allievi presentabili oggi, e futuribili per domani.

E ora veniamo alle note dolenti. E se tra i cambi ci fossero quasi tutti atleti di età “verde” o di lega? Perché è ovvio che se si dice un gran bene di Fuoco e Flauto, a me pare che tutta questa benevolenza, a oggi, sia stata dimostrata appena sufficientemente dai due. Ricordate quei 6--- che si prendevano a scuola per sfangarla, perché il professore non ti voleva dare 5 o 5,5? Ecco, di questo parlo. Senza affondare il morale di altri loro “colleghi”, tipo Di Pastena, che potrebbe essere il solo a uscire dalla mediocrità, Bosi, De Alessandris, Commentucci. Avete ancora il coraggio di venirmi a raccontare che siccome sono arrivati quasi fino in fondo nella Berretti questi sono da vittoria del campionato.

Se devo rimproverare una cosa a Claudio Fazzini la dico senza mezzi termini, consapevole io del rispetto che si deve all’Uomo, e alla Polisportiva Fregene per la signorilità espressa in tanti anni da Dario Barnabei, e ora per l’intraprendenza ai fratelli Ciaccia; ma anche di avere interlocutori altrettanto consci di avere di fronte uno che non crede a Pollicino. Fazzini ha sbagliato nello scendere a compromessi, cosa che, avesse avuto di fianco Elio Serilli, o il suo antico maestro Orlando Di Nitto, non avrebbe pensato oltre i “3 secondi” delle umane tentazioni. Ma i tempi cambiano. E alla cassa, quando si passa per primi, si trova un conto ingeneroso. Avrebbe semplicemente dovuto continuare a essere il Fazzini rigido, burbero, come viene descritto da chi non lo conosce bene, il sergente di ferro, capace di applicare un antico adagio per cui “sulla graticola vado io”. Non di certo chi, con opinabile disinvoltura, in altri tempi, è passato da una parte all’altra della piazza di Fregene con discutibili comportamenti, e oggi si è assicurato un ruolo tecnico (!) a via di San Basilio non suffragato dai risultati del campo né da evitabili atteggiamenti, televisivi e non.

Ora c’è una certezza, con l’arrivo di Paolo Caputo alla guida del Fregene. Che i giocatori sono responsabilizzati, uno per uno, senza venire a raccontare che Di Mario è Ricky Albertosi, per piacere.

Massimiliano Cannalire

Per poter commentare la notizia devi effettuare la login a Calciolaziale.com
Login | Registrati