ECCELLENZA/GIRONE B: LE RIFLESSIONI DEL LUNEDI'
articolo del 23/11/2009
ZAGAROLO E CAVESE LE BATTISTRADA. MA AVREBBERO POTUTO FARE APPENA APPENA DI PIU’ Il primato dello Zagarolo? Si può leggere sotto diversi aspetti. Intanto è la miglior difesa del campionato con quasi la media di una rete subita ogni due incontri, cifra da far impallidire le altre pretendenti. La sola Nuova Tor Tre Teste è vicina a questa statistica, con nove reti al passivo, e grazie a gente come Cuozzo, vedi il salvataggio sulla linea operato ad Artena, e al rendimento di Alberto Galassi, al quinto campionato con la società di via Candiani, lui, che è un classe ’86. E’ la dimostrazione come la Nuova Tor Tre Teste non si lasci “tentare” o buggerare dalle regole dell’età di lega, almeno per il portiere, vista la quantità di giovani portati di sopra, in prima squadra. Ma gli elementi a disposizione dello Zagarolo oltre ai semplici numeri sono l’elevato lavoro fatto in fase di coperture dai suoi centrocampisti, a protezione della difesa, e quello degli stessi difensori, prima di scivolare sulla facile esaltazione tirata in ballo per il portiere grande d’età. Già, il buon Ruggini, uno che i campionati li ha vinti e te li fa vincere. Uno per cui parecchi presidenti farebbero il sacrificio sul piano del rimborso o dello stipendio, come vi pare, pur di averlo dalla propria porta. E infatti la differenza, al cinquanta per cento, è proprio qui, rispetto ai due punti che la Cavese concede alla prima della classe. Infatti se dal “Colavolpe” i caviselli fossero usciti con un punticino avremmo messo in preventivo la sconfitta patita al “Giusppe Candiani”, anche se non con quelle proporzioni. Il fatto che la Cavese abbia superato il La Lucca mi fa tornare alla mente l’adagio che era solita utilizzare mia nonna, che, di fronte a un bel compito svolto nelle mie materie preferite, diceva: “Hai fatto la metà del tuo dovere”. Aveva ragione perché ero facile ad esaltarmi, quando ero un giovane studente. Infatti la perplessità che lega lo Zagarolo e la Cavese è che, secondo me, si sono fatte contagiare dalla “febbre di Palestrina”, quella cioè che ti porta ad acquistare dei giocatori come le figurine della Panini. Garat e Amassoka hanno segnato cinque reti in due, in dodici giornate, non hanno contribuito di certo ad arrivare lontano in coppa alle rispettive compagini, estromesse troppo presto, dalla strada alternativa che porta in serie D. Ma il punto rimane: è vero che contro il Ceccano lo Zagarolo ha tenuto in panchina l’ariete africano, e quindi non ha potuto rimpinguare il suo bottino personale. Ma le condizioni attuali non appaiono delle migliori, sul piano della durata di una partita: in sostanza credo che Lollo non abbia ancora i novanta minuti nelle gambe. Fino a quando potrà aspettarlo, il suo allenatore? Vogliamo scorporare i 25 gol segnati dalla Cavese? 5 sono di Neri, 3 di Chialastri e altrettanti di Di Francesco; 2 di Di Lillo (1 rigore), e anche di Corrias, Veron, Garat. Una rete di Cornacchione, Santodonato, Palermo e Santoni. E’ vero che in una squadra che vuole vincere possa risultare giusto mandare al tiro e in gol quanti più possibili reparti e atleti, ma la moltitudine delle reti caviselle arrivano da centrocampo, ed è un dato su cui occorrerà pur riflettere. I numeri, da questo punto di vista, non mentono mai: per il potenziale che hanno a disposizione, almeno quattro punti in più la Cavese e due lo Zagarolo avrebbero dovuto averne. Questo per creare quella selezione oggi messa validamente in discussione da realtà acerbe sul piano della prima squadra quali la Nuova Tor Tre Teste o la Vis Artena, nel senso che non hanno una storia legata all’Eccellenza da molto tempo, e questo vale anche per le prime due della classe; ma anche dal Formia, che si è rigettato nella mischia con un nugolo di giocatori operai, umili, e che rammentano quali beffe abbia dovuto subire la loro società negli ultimi tempi, peraltro ripescata, a momenti, a calendari fatti, con il Priverno che faceva bloccare le rotative. A proposito di squadre dalla doppia veste: un gran bel team, la Lupa Frascati, in coppa, che però neanche quattro giorni dopo scivola a Torbellamonaca, di fronte ai bianco-blu di Salvatore Amato. Che pensare? Si staranno torturando la capoccia, sulle colline del Tuscolo. Lo sapeva, invece, la Vis Empolitana, che la condizione fisica precaria di parecchi suoi alfieri potesse presentare un conto così rilevante: passa all’incasso e ringrazia il Tor Lupara di Narcisi che sorride. Per aver vinto in casa dell’ex Pisoniano, averlo raggiunto al sesto posto, in compagnia del Torrenova che batte in modo rotondo il Ceccano. Doppietta di Faillaci, altro che giocatori accompagnati dal procuratore. Quella “faccia da schiaffi” del giovane Alessio, fresco di matura e patente, ragazzo di grande educazione e rapido come una lepre, in campo, è già a quattro marcature. E solo il 14 giugno scorso, nella sua zona, al campo della Borghesiana vinceva lo scudetto juniores con il Tor di Quinto, per poi tornare nel suo “piccolo mondo antico”, a cavallo tra la Casilina e via della Borghesiana. Così, tanto per stare vicino casa, e tanto per provare il campionato più importante della regione, pur con la possibilità di rivincere lo scudetto con la più importante società del Lazio in fatto di tricolori vinti. Il dodicesimo turno ha portato al successo il Roviano e il Palestrina rispettivamente sul Colleferro (cinque ko di fila) e sul Villanova, e ora le squadre di Iardino e Punzi viaggiano di pari passi alla Lupa Frascati “doctor Jekyll and Mister Hyde”. Il Ciampino rifiata dopo la seconda vittoria in campionato che permette, in una botta sola, ai giocatori di Fiorino Pannunzio di lasciare l’ultimo posto, superare Ceccano, Sora (quota 7) e Terracina (8), battuto nello scontro diretto, e di sistemarsi di fianco al La Lucca a quota 9. Reti pesanti, quelle segnate ai tigrotti perché ora, nel mirino, ci sono Colleferro e Villanova. Tra queste sette squadre le sei che saranno impegnate fino alla fine per i due posti che portano direttamente in Promozione e gli altri quattro ai play-out? Fosse così mi stupirei almeno per il Terracina, che sette giorni prima aveva strapazzato la Cavese al “Colavolpe”. Che pesce è, questa squadra? Massimiliano Cannalire


