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TERREMOTO-PALESTRINA!


articolo del 13/8/2013



 

TERREMOTO-PALESTRINA!
Stava per saltare tutto: Di Paolo inviperito se ne voleva tornare a Roma. Tutto questo per la mancanza di tatto di Cristofari. Possibile che sulla Pedemontana siano così masochisti?
Storia di un naufragio rischiato. Già è partita in netto ritardo, la barca del Palestrina, per essere protagonista nel prossimo campionato di Serie D, che parte il 1° di settembre; se poi l'istintivo Augusto Cristofari ci mette del proprio, allora si spiega il forte risentimento di Roberto Di Paolo e di Giuseppe Cionci, che, ieri pomeriggio, avrebbero volentieri mandato tutto in malora. Probabilmente il non essere stati avvisati di alcune, vitali scelte, ha toccato le corde della suscettibilità dei due ex dirigenti della versione storica di Monterotondo e Cisco Collatino, in entrambi i casi capaci di portare in Serie D le loro prime squadre.
Parliamoci chiaro: Augusto Cristofari e i suoi dirigenti hanno avuto un ruolo fondamentale, nel riportare, dopo 43 anni, il calcio di un certo livello a Palestrina, e questo nessuno lo nega. Ma portare in loco un direttore sportivo come Pagni non significa contenere un budget, perché da una parte questo elemento ha sempre lavorato per piazze ambiziose, vincendo, vedi Salerno e Gallipoli. Ma se le scelte devono essere oculate innanzitutto vanno ponderate tutte insieme, sennò diventa che in tanti producono le energie e uno prende le decisioni da solo. E questo non porta una immagine nitida, al di fuori. Sono stato personalmente critico, con l'ultima versione del San Basilio Palestrina, anche se una cosa buona l'ha portata: ed è proprio la coesione di gente di un certo livello, come Cristofari, Di Paolo e Cionci, questa volta, forse, rimessi insieme dall'intervento di Marco Palumbo, non a caso definito, da uno che ci capisce, di calcio e di saper vivere, Giampiero Guarracino, "il negoziatore". Questa volta immaginate la scena di un film tipo "Squat, squadra speciale": Palumbo, col suo sigaro, è quello che telefona all'elemento che ha il detonatore in mano, in una stanza piena di dinamite. E che, contro ogni pronostico, potrebbe evitare che salti tutto per aria. Perché diverse sere fa, a cena, proprio al compleanno del neo-consigliere comunale di Roma, gli intendimenti e gli impegni dei singoli elementi sembravano chiari. Era un perfetto gioco di costruzioni come quando eravamo bambini, che si stava materializzando.
Questa volta mi perdonerà, il noto presidente del Palestrina: la frittata, se tale rimarrà, è grande, e amara. Perché portare Pagni dopo una consultazione ad ampio raggio, sarebbe stata una finezza: imporlo o prenderlo e comunicarlo a cose fatte, no, francamente. E' come dire: rimediano 100 a testa, poi decido io. E da uno, pure istintivo, pure generoso, per il calcio, come Cristofari, francamente non se lo aspetta nessuno. Perché, buon presidente, sarebbe una fesseria macroscopica, perdere gente appassionata della grinta, della voglia di fare, della lungimiranza dei suoi attuali compagni di avventura.
E fin qui ci hanno guadagnato solo le compagnie di telefonia mobile, con Marco Palumbo che (udite!, udite!), smessi i panni dell'impegnato compagno, ha preso quelli talari confessando Cristofari: "Fratello, quanti peccati hai commesso o pensato di compiere?". Pare che l'assoluzione, forse, arrivi, domattina. Sono ancora al telefono.


TERREMOTO-PALESTRINA!

 
Stava per saltare tutto: Di Paolo inviperito se ne voleva tornare a Roma.

 Tutto questo per la mancanza di tatto di Cristofari.

Possibile che sulla Pedemontana siano così masochisti?

 

 

Storia di un naufragio rischiato. Già è partita in netto ritardo, la barca del Palestrina, per essere protagonista nel prossimo campionato di Serie D, che parte il 1° di settembre; se poi l'istintivo Augusto Cristofari ci mette del proprio, allora si spiega il forte risentimento di Roberto Di Paolo e di Giuseppe Cionci, che, ieri pomeriggio, avrebbero volentieri mandato tutto in malora. Probabilmente il non essere stati avvisati di alcune, vitali scelte, ha toccato le corde della suscettibilità dei due ex dirigenti della versione storica di Monterotondo e Cisco Collatino, in entrambi i casi capaci di portare in Serie D le loro prime squadre.

Parliamoci chiaro: Augusto Cristofari e i suoi dirigenti hanno avuto un ruolo fondamentale, nel riportare, dopo 43 anni, il calcio di un certo livello a Palestrina, e questo nessuno lo nega. Ma puntare su un tecnico all'esordio, Cangiano, che è stato pure un valido giocatore, e portare in loco un direttore sportivo come Pagni non significa contenere un budget, perché da una parte questo elemento ha sempre lavorato per piazze ambiziose, vincendo, vedi Salerno e Gallipoli. Ma se le scelte devono essere oculate innanzitutto vanno ponderate tutte insieme, sennò diventa che in tanti producono le energie e uno prende le decisioni da solo. E questo non porta una immagine nitida, al di fuori. Sono stato personalmente critico, con l'ultima versione del San Basilio Palestrina, anche se una cosa buona l'ha portata: ed è proprio la coesione di gente di un certo livello, come Cristofari, Di Paolo e Cionci, questa volta, forse, rimessi insieme dall'intervento di Marco Palumbo, non a caso definito, da uno che ci capisce, di calcio e di saper vivere, Giampiero Guarracino, "il negoziatore". Questa volta immaginate la scena di un film tipo "Squat, squadra speciale": Palumbo, col suo sigaro, è quello che telefona all'elemento che ha il detonatore in mano, in una stanza piena di dinamite. E che, contro ogni pronostico, potrebbe evitare che salti tutto per aria. Perché diverse sere fa, a cena, proprio al compleanno del neo-consigliere comunale di Roma, gli intendimenti e gli impegni dei singoli elementi sembravano chiari. Era un perfetto gioco di costruzioni come quando eravamo bambini, che si stava materializzando.Questa volta mi perdonerà, il noto presidente del Palestrina: la frittata, se tale rimarrà, è grande, e amara. Perché portare Pagni dopo una consultazione ad ampio raggio, sarebbe stata una finezza: imporlo o prenderlo e comunicarlo a cose fatte, no, francamente. E' come dire: rimediano 100 a testa, poi decido io. E da uno, pure istintivo, pure generoso, per il calcio, come Cristofari, francamente non se lo aspetta nessuno. Perché, buon presidente, sarebbe una fesseria macroscopica, perdere gente appassionata della grinta, della voglia di fare, della lungimiranza dei suoi attuali compagni di avventura.E fin qui ci hanno guadagnato solo le compagnie di telefonia mobile, con Marco Palumbo che (udite!, udite!), smessi i panni dell'impegnato compagno, ha preso quelli talari confessando Cristofari: "Fratello, quanti peccati hai commesso o pensato di compiere?". Pare che l'assoluzione, forse, arrivi, domattina. Sono ancora al telefono.

Massimiliano Cannalire

 

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